Carugnit d'Alzaa

 

Correva l’anno 1974 e la neonata pasticceria Pozzoli, cominciava ad affermarsi proponendo dolci più o meno noti, rivolgendosi ai palati sempre più esigenti di clienti, sparsi in ogni angolo della brianza e non solo. Erano anni contrassegnati da un forte sviluppo di tutti i settori imprenditoriali, ma quello che piu’ interessa ai lettori di questa vicenda, risiede nel fatto che, proprio in quel periodo, chiunque cominciava a rendersi conto di provare bisogno di concedersi qualche dolce peccato di gola,, quasi vi fosse una vera e propria esigenza di inserire nel proprio menù, magari nei giorni di festa, un prodotto di pasticceria così da ben terminare un pasto tranquillo in compagnia di amici o famigliari… Senza saperlo i nostri genitori apprezzavano già quello che poi venne chiamato slow food.. Ma veniamo a noi, sempre in quei periodi vi erano clienti affezionati dei fratelli Pozzoli, che ricoprivano importanti cariche nella società… Altri rinomati imprenditori, alcuni persino di Milano, oggi tutto ciò farebbe sorridere, ma all’epoca, il cliente milanese, era sinonimo di prestigio.

Dunque fu proprio uno di questi personaggi che, desideroso di assaggiare qualcosa di nuovo, di non troppo impegnativo, di gustoso, qualcosa di smart diremmo noi nel 2014, e fu così che tutto ebbe inizio…

I pasticceri si misero subito all’opera realizzando diversi progetti ,ognuno secondo il proprio gusto personale, proposte di ogni tipo e formato fino a che si giunse, in breve tempo,  alla produzione del primo dolcetto, molto aggraziato alla vista, di piccole dimensioni, diciamo all’incirca come una pallina da ping pong o giù di li, Ottenuto impastando albumi, zucchero e pregiate mandorle macinate molto finemente.

Il risultante impasto soddisfaceva pienamente le intenzioni del giovane Giambattista Pozzoli, ossia morbido al tatto, umido, leggermente granuloso, molto profumato e di un colore che ricordava vagamente la luna, sempre presente in quelle notti di cielo primaverile… Or bene, il più era fatto si pensò!!!

in realtà ancora qualcosa andava fatto,  bisognava aggiungere un anima o per meglio dire il cuore a quella dolce pallina, ed  il cuore è rosso, lo sanno anche i bambini; quindi il più succoso frutto che avrebbe dovuto assolvere il compito di divenire anima di quel prodotto, fu l’amarena.

“Abbiamo un cuore, abbiamo un corpo, abbiamo voglia di stupire… manca solo l’abito adatto, un abito da giorno ed un abito da sera!!!   

Per il giorno la prelibata pallina si veste con una fine granellina di nocciole… per la sera invece, finissimi petali di mandorla completano l’opera, un po’ di zucchero a velo et voilà il gioco è fatto….  Entusiasta, il pasticciere e suoi collaboratori esclamarono: “ Habemus…., habemus,,,,???”    Subito ci si accorse che nessuno aveva pensato ad un nome adatto…va bé si dissero tutti i presenti…la notte porta consiglio.

Nei giorni successivi quei dolcetti venivano letteralmente divorati da chiunque passasse da quelle parti e anche dai  clienti milanesi, e fu proprio il sopra citato professionista meneghino che arrivando troppo tardi, una domenica mattina , rimase a “bocca a sciutta”…Erano terminati!!!!Lui, inizialmente, temette in uno scherzo del buon Giambattista, invece ghe n eran puù da bon!!!!Quel arguto e simpatico signore apostrofo’ il giovane pasticcere dicendogli te set propi un carugnitt,,,un carugnitt d’azaa!!!

Adess te vee gio’ da bass e te men preparet un bel cabare’ a svelt,,,mi go minga temp de pert!!!Te capi???,,, udendo queste parole tutti capirono che un nome piu’ adatto non lo si poteva trovare…

Ma certo:

i Carugnitt d’Alzaa!